Fine. Fine di un’esperienza lunga e bellissima, aspettata a lungo e vissuta intensamente quando è arrivata, al momento giusto.

Siamo tornati dalla nostra esperienza di viaggio e volontariato in Vietnam con un vortice di idee, emozioni, pensieri che nessuno dei due riesce a sgarbugliare.

La bellezza di Hoi An

Sentirsi fortunati

Quando pensi che le hai già provate tutte, che la vita non possa meravigliarti ancora di più di quanto già non faccia, sbam. Una porta in faccia che in realtà apre un altro mondo, bellissimo e sconosciuto, da vivere e da scoprire. Non sappiamo ancora descrivere a parole quello che abbiamo vissuto in queste settimane, quello che abbiamo vissuto dentro, le cose che si sono smosse, che hanno instaurato nuovi pensieri che ancora una volta ci hanno portati a fine viaggio ad essere persone diverse da quelle che sono partite, più consapevoli. Del mondo, della fortuna che abbiamo, della superficialità delle nostre lamentele, di quanto sia superfluo quello che a volte ci sembra fondamentale.

Una donna che vende pesce fresco al mercato

Abbiamo sempre saputo di essere fortunati, di essere tra i privilegiati che possono permettersi di viaggiare, non l’abbiamo mai dato per scontato e anzi ne siamo estremamente grati perché ogni viaggio, ogni esperienza ci insegna qualcosa che non potremmo apprendere in altro modo.

Siamo andati in Vietnam pensando di aiutare gli altri e invece, senza saperlo, sono loro che hanno aiutato noi. A vederci meglio, a mettere tutto in prospettiva, a ricordarci che siamo fortunati, ma non solo per i viaggi, per tutto, per le piccolezze, per le cose date per scontate che invece non lo sono. Mai come stavolta siamo tornati da un’esperienza all’estero con questo fervore di idee. La solita voglia di fuggire di nuovo stavolta è stata rimpiazzata dalla voglia di vivere e sorridere, di goderci la vita per com’è, di goderci la compagnia delle persone che ci circondano.

Una signora immersa nell’acqua per pescare

La nostra prima esperienza di volontariato in Vietnam

Ogni volta che c’è l’opportunità di fare qualche bella esperienza non ci tiriamo mai indietro: dal couchsurfing in Cina al volontariato con workaway in Irlanda, siamo sempre alla ricerca di nuovi stimoli per metterci alla prova e crescere sia come persone che come viaggiatori, per conoscere meglio la cultura locale, per immergerci totalmente nel paese che decidiamo di visitare.

Le tre settimane passate a fare volontariato sono volate, abbiamo vissuto così tante cose in così poco tempo che sembrava quasi impossibile quando ho realizzato che fossero giunte al termine.

La cosa più bella per noi è stata la missione di tre giorni in un villaggio tra le montagne a ovest di Hanoi. Qui c’era un gruppo di volontari australiani, studenti di ingegneria, che per un mese hanno vissuto a stretto contatto con la popolazione e costruito pozzi per portare acqua pulita.
Noi invece eravamo lì per parlare con la popolazione, per capire i loro bisogni e iniziare delle campagne di raccolta fondi per dargli la possibilità di aprire una piccola attività che gli garantisse un minimo di reddito.

Lavori in corso per la costruzione di un filtro per l’acqua per il nuovo pozzo

I tre giorni nel villaggio sono stati così intensi che il ritorno ad Hanoi è stato accompagnato da un forte senso di vuoto a cui non sapevamo dare un nome. Abbiamo viaggiato tanto, vissuto in paesi diversi, ma un rapporto così forte con la popolazione locale non l’abbiamo mai visto e anzi non ci sembrava nemmeno possibile.

La prima sera abbiamo partecipato ad una cena collettiva con tutta la popolazione del villaggio, dove ognuno aveva portato qualcosa. Quella era la cena di addio ai volontari australiani e durante la cena c’erano persone che giravano per i tavoli ringraziandoci per l’aiuto che gli stavamo portando. Abbiamo mangiato e bevuto, la cena è stata accompagnata da risate e numerosi “xin moi!”, ovvero cin cin (in un mese di brindisi, ci hanno insegnato almeno 5 parole diverse in diverse zone del Vietnam!) ed è terminata ballando tutti assieme.

Il giorno seguente siamo andati a parlare con le donne che ci erano state indicate come le più povere del villaggio. Questa è stata in assoluto una delle cose che ci ha fatto dire: “Ma di cosa ci lamentiamo?”

Case tradizionali e la nostra homestay

Le loro case tradizionali sono palafitte, sollevate da pali di legno e costruite interamente in legno e bambù. Quasi tutte le case che abbiamo visto avevano un vecchio pavimento di bambù, avevamo quasi paura a camminarci sopra tanto era fragile. Anche le pareti erano di bambù, alcune di loro non avevano nemmeno le finestre. Però c’era una cosa che accomunava queste case: c’era sempre uno spazio resistente e ben tenuto riservato esclusivamente agli ospiti, mai utilizzato dai proprietari nonostante la precarietà della loro casa.

La seconda sera invece hanno organizzato una serata culturale dove ognuno doveva cantare o ballare qualcosa di tipico dal proprio paese. Vi risparmiamo la nostra pessima performance in “Fatti mandare dalla mamma”, però è stato molto divertente. Abbiamo assistito a canti, danze e anche giochi tipici, a cui abbiamo partecipato tutti, per finire in bellezza con una bella macarena. 😂

Penso che questa sia stata tra le esperienze più autentiche, forti e belle che abbiamo mai fatto, con persone meravigliose, in una zona stupenda e non toccata dal turismo.

Danze tradizionali

La mattina seguente siamo partiti insieme ai volontari australiani per tornare ad Hanoi. Vedere quelle giovani donne con i propri bambini accompagnarci fino al fiume da cui saremmo partiti in barca, vederli in lacrime, vedere culture diverse che si fondono e barriere linguistiche che si infrangono in un abbraccio, è stato qualcosa di straordinario che difficilmente dimenticheremo. Quei pochi giorni sono stati così intensi per noi che non possiamo neanche immaginare cosa abbia significato per i ragazzi australiani dover salutare tutti dopo un mese al loro fianco, nelle loro case, con i loro bimbi.

Fare volontariato è una cosa bellissima, indipendentemente dal fatto che sia svolto subito dietro casa o a 10.000 km di distanza. Sapere di stare facendo qualcosa per gli altri eleva l’animo e fa ritrovare quel senso di completezza che tante volte inseguiamo attraverso le cose materiali. Qui tutto viene ridimensionato, non importa più dell’aspetto, dei vestiti, del volere sempre di più. Importa solo aiutare.

I vietnamiti: la vera scoperta di questo viaggio

In questo mese abbiamo visto dei panorami spettacolari, per gli amanti della natura è impossibile non rimanere meravigliati di fronte a tutto ciò che il Vietnam offre. Ma la vera differenza in questo viaggio l’hanno fatta le persone.

Il Vietnam ci ha dato tanto, a livello umano è stato in assoluto il viaggio che più ha lasciato il segno. Cerchiamo sempre di entrare in contatto con la popolazione locale, ma in Vietnam siamo riusciti a farlo più che in qualsiasi altro posto ed è stato meraviglioso. Non immaginavamo che i vietnamiti fossero così gentili e aperti al diverso.

Abbiamo sempre trovato persone che si sono fatte in quattro per renderci felici e abbiamo vissuto dei momenti bellissimi insieme a ciascuna persona incontrata. Abbiamo avuto guide bravissime che hanno saputo raccontarci il modo di vivere e le usanze della popolazione.

Ripensiamo al nostro viaggio a Ninh Binh, durante il primo weekend. Al rematore della nostra piccola barca di legno, che pur non parlando una parola di inglese ci obbligava a metterci nelle pose che diceva lui per farci delle foto. Un personaggio.

Ripensiamo al weekend a Sa Pa con alcuni nuovi amici volontari, alla serata passata in una homestay in mezzo al nulla a giocare a carte mentre la nostra guida Hmong (la minoranza etnica che vive a Sa Pa), fuori di testa, ci obbligava a bere la “happy water”, ovvero riso di vino, perché secondo lei avrebbe fatto uscire il sole per il giorno successivo. Alle risate che si faceva a vederci in difficoltà a camminare nel fango tra una risaia e l’altra.

Pensiamo al traffico di Hanoi, ai motorini sommersi di merci, al mercato che attraversavamo ogni mattina per andare in ufficio, a quella donna che ogni volta che passavamo ci sorrideva, insieme a quello che ogni volta cercava di venderci lo yogurt.

E poi i bambini. Da quelli che giocavano fuori dalla porta di casa, che correvano a gridarci helloooo muovendo la manina non appena ci vedevano passare, a quelli che ci fermavano per parlare inglese, a quelli che di inglese non parlavano una parola ma nessuno di loro sembrava farsi problemi nel venire a giocare con noi.

Alla signora di un ristorantino di vongole nascosto tra i vicoli che corrono accanto al Perfume River a Hue. Si è seduta vicino a noi e, guardandoci negli occhi, ci dava carezze mormorando qualcosa in vietnamita sapendo che non l’avremmo compresa. Ci ha salutati appoggiando le sue guance alle nostre.

Pensiamo al signore di 78 anni che ci ha fatto da guida sul Mekong, ci ha portato a casa sua a conoscere sua moglie, a farci vedere le foto di loro da giovani appese nel salotto di casa, insieme all’immancabile foto di Ho Chi Minh. Ci ha salutato chiedendoci di non dimenticarlo.

Ai signori che, mentre aspettavamo il traghetto, ci hanno regalato dei lithcees appena raccolti, non volendo niente in cambio, anche loro non parlavano una parola di inglese. Ma le barriere linguistiche qui svaniscono.

Alla guida fuori di testa che ci ha accompagnato al My Son Sanctuary fuori da Hoi An, sembrava uscito da un fumetto. Un po’ inquietante a tratti, un po’ divertente, ma soprattutto bravissimo nel raccontarci la storia di quel luogo magnifico.

A quella volta che una ragazza dell’ONG aveva preso in prestito le mie ciabatte senza dirmelo e per farsi perdonare ha portato gelati a tutto l’ufficio.

Al proprietari delle homestay dove siamo stati, che si sono sempre fatti in quattro per rendere il nostro viaggio perfetto. Alla signora che aveva aperto da poco e ci stava mettendo tutto il suo impegno, a quello che ci accolti riempiendoci di frutta appena raccolta dagli alberi del suo giardino, alle squisite cene preparate in casa dalle mogli.

Alla sensazione di estrema felicità e libertà provata sulla sella di una moto che procedeva a tutta velocità, nel buio della sera, su una stradina in mezzo alla foresta di palme del Mekong. Senza casco, attaccati stretti alle moto con il vento in faccia, dietro due ragazzi giovanissimi che ci erano venuti a recuperare per portarci all’homestay.

Uno dei due ragazzi che sono venuti a recuperarci in moto e che ci hanno fatto da guida sul Mekong

Viaggiare in libertà

Prima di partire non avevamo un itinerario né niente di organizzato o programmato, avevamo acquistato in anticipo solo i due voli interni per ridurre i costi, ma uno dei due lo abbiamo cambiato il giorno prima di prenderlo.

Abbiamo sempre organizzato tutto di giorno in giorno, prenotato gli alloggi il pomeriggio per la sera e gli spostamenti per la mattina successiva. Abbiamo quasi sempre preferito dormire nelle homestay a contatto con la popolazione locale. Questo è un modo di viaggiare meraviglioso, che combina avventura e libertà. Per noi è stata la prima volta e possiamo dire che è il modo di viaggiare che più ci si addice, che ci fa vivere quel senso di scoperta di cui siamo perennemente alla ricerca.

La nostra homestay in mezzo al nulla sul Mekong (in piccolo si vede Dani che saluta)

Abbiamo cercato di viverci questa bellissima esperienza al massimo, di imparare tanto della cultura Vietnamita, di andare oltre le apparenze.

Abbiamo visto luoghi meravigliosi: le bellissime risaie di Sa Pa, l’antica cittadella di Hue, Hoi An con le sue casette gialle e le lanterne a illuminare tutta la città, il caos e la tradizione di Hanoi, la modernità di Ho Chi Minh, la natura selvaggia del Mekong con i suoi mercati galleggianti, le meraviglie naturali di Lan Ha Bay e Ninh Binh. La diversità di paesaggi e di esperienze lo rende un viaggio speciale, come se fosse composto da tanti piccoli viaggi a sé stanti. Pensavamo di trovare folle di turisti e invece spesso e volentieri ci siamo ritrovati quasi da soli a goderci quei panorami mozzafiato.

Sa Pa, Vietnam settentrionale

Abbiamo esplorato il più possibile, mangiato ogni tipo di street food. Dani ha assaggiato le cose più strane e impensabili, io ho fatto il pieno di caffè tradizionali vietnamiti e birre artigianali. Per spostarci abbiamo usato barche, biciclette, treni, autobus privati e pubblici, qualsiasi mezzo.

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Girare in bicicletta tra i campi di riso e le montagne carsiche di Ninh Binh

Tornare a casa da un viaggio intenso

Questo mese in Vietnam ha avuto quel sapore di conquista che aspetti da tanto. Quest’anno non abbiamo fatto neanche un viaggio, e chi ama viaggiare sa quanto sia difficile. Eppure quest’esperienza ci ha ripagato per tutta l’attesa, per tutti quelli non fatti e ha avuto un valore molto di più profondo dei soliti mordi e fuggi delle capitali europee.

Amiamo viaggiare, ma siamo sempre più convinti che siano queste esperienze a fare la differenza. Qui non si tratta solamente di visitare o scattare foto ricordo, si tratta di piccoli preziosissimi momenti in cui ci si ritrova a mettere in discussione sé stessi, il proprio modo di vivere, persino le proprie convinzioni. Ci si affaccia con curiosità ad un nuovo mondo che ci scopre da tutti i pregiudizi e le credenze, ci rende più vulnerabili e per questo più pronti a far propria ogni cosa che si vede, si sente, si percepisce.

Per noi viaggiare significa questo, riconnettersi al mondo, allontanarsi dalle proprie certezze, esplorare nuove possibilità, alternative al nostro modo di vivere e concepire la vita.

L’emozione di vedere l’alba su una barca in mezzo al Mekong

Questo viaggio ci ha lasciato un vortice dentro, un insieme di pensieri disordinati e annodati, che pensavamo si sarebbero sciolti e palesati una volta a casa. Invece proviamo ancora un sacco di emozioni a cui non sappiamo dare un nome quando ripensiamo a tutto quello che abbiamo vissuto.

Pensiamo al turbinio di emozioni che ci provoca viaggiare, quando tutto viene improvvisamente ridimensionato. Quando basta avere un tetto sotto cui dormire, quando basta avere dei vestiti per coprirsi, non importa se non si abbinano o se son sempre gli stessi. Quando all’acquisto compulsivo di cose futili preferiamo dare la mancia a quelle persone che ci stanno rendendo il viaggio così significativo.

Si dice che ogni viaggio ti cambi sempre un po’ dentro, ma mai ci siamo sentiti così cambiati al ritorno da un viaggio. E ora capiamo quel vuoto che proviamo quando ritorniamo a casa da esperienze così forti. È quella sensazione che subentra quando i nascondigli fatti di apparenza che ti sei costruito perdono importanza: i vestiti, il make up, un bel lavoro, una bella casa, il drink con gli amici. Quello che rimane è solo la bellezza dell’essere umani, forti e fragili allo stesso tempo, la bellezza della vita.

6 Comments

  1. Un’esperienza straordinaria. È incredibile quanto le cose semplici possano essere fonte di emozioni profonde e grandi soddisfazioni. È ciò che accade dopo aver vissuto brutti momenti a seguito dei quali tutto viene ridimensionato e ad ogni cosa viene dato un significato diverso

    • Davvero, un’esperienza forte nella sua semplicità. Sarebbe bello poter fissare quei momenti in testa e saper dare sempre il giusto peso alle cose ☺

  2. Le lacrime che mi sono scese 😭 il post più bello che hai scritto fino ad ora!! Non si legge con gli occhi, si sente con il cuore ❤️

    • Grazie di cuore amica ❤ è sempre difficile riuscire a trasmettere emozioni così profonde e complesse, sono contenta che qualcosa sia arrivato oltre lo schermo 🙂

  3. MARTINA BRESSAN Reply

    Sono stata in Vietnam in viaggio all’inizio di quest’anno. Ti faccio i complimenti perché non ho avuto l’occasione di fare un’esperienza così bella e intensa come la tua, penso che fare volontariato e stare a stretto contatto con una popolazione così bella sia davvero incredibile.
    A me il Vietnam è piaciuto molto, ma vorrei tornarci per fare un’esperienza diversa, magari come hai fatto tu. Il contatto con la popolazione locale è sicuramente un’esperienza che lascia il segno. Grazie

    • Grazie Martina per queste belle parole! Prima di partire abbiamo letto tutti i tuoi post 🙂 comunque è stata una delle esperienze più belle mai fatte, il contatto con la popolazione vietnamita è qualcosa che porteremo nel cuore per sempre!

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