Il nostro viaggio di due settimane in Georgia e Armenia è arrivato un po’ per caso, più per decisioni impulsive che per programmi ben pianificati. Così è arrivato il viaggio in Georgia e Armenia, due paesi che hanno sempre affascinato entrambi, ma che non pensavamo certo di vedere così presto.
E invece, proprio mentre ci eravamo appena seduti sull’aereo che ci avrebbe portato per 10 giorni in Corea, abbiamo capito che era inutile ormai valutare alternative, ormai quel poco che avevamo letto ci aveva già conquistati, e così abbiamo acquistato i voli.
Un viaggio che abbiamo iniziato ad amare ancora prima di partire, informandoci sulla storia di questi paesi, mentre Dani cercava di imparare i loro tanto difficili quanto affascinanti alfabeti.
Un viaggio in Georgia e Armenia è sicuramente insolito e particolare, ma che vi conquisterà come ha fatto con noi, ne siamo certi.
Itinerario di due settimane in Georgia e Armenia
Giorno 1 — Da Tbilisi a Stepantsminda lungo la Strada Militare Georgiana
Siamo atterrati a Tblisi la sera prima, abbiamo dormito all’Ibis hotel proprio fuori dall’aeroporto e ci siamo fatti consegnare la macchina a noleggio direttamente lì la mattina successiva, per non perdere tempo.
Prima di lasciare la città per il nord, ci siamo fermati all’imponente Chronicles of Georgia, un enorme monumento con colonne decorate che raccontano la storia del Paese, davvero un luogo da non perdere a Tblisi.

Siamo poi ripartiti verso nord, lungo la famosa Strada Militare Georgiana, direzione Gergeti.
Lungo questa strada ci sono diverse tappe che meritano una sosta, noi le abbiamo suddivise tra andata e ritorno, e per questa volta ci siamo fermati solo al Friendship Monument a Gudauri, che domina un bellissimo canyon. A parte la vista meravigliosa, vale la pena fermarsi per la valenza storica di questo monumento, costruito per i 10 anni del trattato che sanciva l’amicizia tra Russia e Georgia.
Conoscere la storia dei paesi che visitiamo è sempre importante, ma in questo viaggio si rivela davvero fondamentale per capire quel che si vede o percepisce.


Nel pomeriggio siamo arrivati a Stepantsminda, dove abbiamo lasciato i bagagli al nostro alloggio Little Wood House. Da lì siamo saliti fino alla Gergeti Trinity Church, una delle icone della Georgia, con vista sul Monte Kazbek.
Da sapere: nei monasteri sia in Gerogia che in Armenia bisogna coprirsi gambe, braccia e testa. Nella maggior parte dei monasteri trovate vestiti all’ingresso per coprirsi, ma consiglio di portarsi sempre almeno un foulard. Ad eccezione del capo, vale anche per gli uomini.

La strada militare georgiana è scorrevole ma piena di buche e con sorpassi azzardati: serve prudenza, soprattutto nei tornanti. Lungo la strada è facile incontrare apicoltori che vendono miele, a noi non piace ma è un’ottima occasione per acquistare un prodotto locale direttamente dai produttori.
Quando si pensa alla Georgia, non si può pensare ai suoi incredibili paesaggi montani, e infatti per noi è impensabile non fermarsi in questa zona almeno un paio di notti per fare una delle tante camminate disponibili.
Giorno 2 — Escursione nella Truso Valley
Il giorno dopo ci siamo diretti alla Truso Valley, per quella che sarebbe stata una delle giornate più belle di tutto il viaggio.
Ci siamo fatti portare da un driver locale alle travertine, da cui abbiamo fatto un bellissimo trekking di 5h comprese di andata, ritorno e pausa pranzo.
La valle è ampia e tranquilla, con un fiume, sorgenti sulfuree che colorano il terreno e torri difensive ormai in rovina. Non è un paesaggio alpino come quelli a cui siamo abituati con le nostre montagne, ma ha un fascino particolare che ricorda più l’Asia Centrale.
Il punto finale è a fortezza in rovina di Zakagori, che segna il confine con la zona occupata dell’Ossezia del Sud.

Giorno 3 — Trekking a cavallo a Juta
Anche questo giorno é dedicato ai meravigliosi paesaggi montani della Georgia. Questa volta, ci siamo inoltrati nella valle opposta a quella di ieri, la valle di Juta.
Da Juta parte un trekking piuttosto semplice di circa 4 km che porta al lago. Il sentiero può essere allungato fino a percorsi di più giorni. Noi abbiamo scelto invece di fare un’escursione a cavallo, organizzata direttamente dalla guesthouse in cui alloggiavamo al prezzo di 100 GEL (31€) a persona, ed è disponibile anche per chi non soggiorna al prezzo di 150 GEL (47€).
Abbiamo dormito al Rakutsi Guesthouse (63 €), una piccola guesthouse a gestione familiare che abbiamo amato per posizione, accoglienza e l’ottima cena, la consigliamo tantissimo.
Di solito evitiamo le attività turistiche che coinvolgono animali perché lo sfruttamento è più frequente di quanto si possa pensare. In questo caso ci siamo voluti fidare perché i cavalli sono della famiglia che gestisce la guesthouse, ci sono sembrati ben tenuti e vengono utilizzati anche dai locali stessi.
L’esperienza è stata molto bella, dura circa 3 ore: un’ora fino al lago, una pausa di un’ora e poi un’ora per rientrare.

Giorno 4 — Da Stepantsminda a Mtskheta passando per Ananuri e Jvari
La mattina seguente abbiamo dovuto salutare il verde acceso, la pace e tranquillità delle montagne Georgiane. Siamo rientrati a Stepantsminda e da lì ripartiti in auto verso sud. La prima tappa è stata alla bellissima fortezza di Ananuri, costruita sulle rive del lago Zhinvali.

Nel pomeriggio siamo arrivati a Mtskheta, antica capitale e oggi importante centro spirituale. Prima di arrivare in città ci siamo fermati al monastero di Jvari, con vista sulla confluenza dei fiumi Aragvi e Kura. È un luogo simbolico: qui si consolidò il cristianesimo in Georgia.
La cittadina di Mtskheta è piccola ma bellissima, con filari di vite che si arrampicano sui tetti e ristoranti dove assaggiare vino locale. Passeggiare al tramonto tra le vie lastricate con la Svetitskhoveli Cathedral illuminata è stata un’esperienza speciale.



In questo viaggio abbiamo scelto alloggi semplici ma molto belli. A Mtskheta abbiamo dormito all’ Hotel 12 SVE (32€ con colazione inclusa). La proprietaria, gentilissima, ci ha accolti mentre preparava una torta per la colazione del giorno dopo. La terrazza ha una splendida vista sul monastero e sulla chiesa principale.
Giorno 5 — Mtskheta e Gori, fino a Rabati
La mattina successiva abbiamo fatto una passeggiata per goderci Mtskheta prima che arrivassero i gruppi turistici. I cagnoloni randagi dormivano ancora lungo le strade, e dai portali della cattedrale si sentivano i canti della messa: un momento davvero commovente.
Poi siamo ripartiti in auto verso Gori, città natale di Stalin. Lungo la strada si può visitare Uplistsikhe, città rupestre risalente al I millennio a.C. Noi l’abbiamo saltata perché volevamo dedicarci con più calma a Vardzia, che avremmo visto nei giorni successivi.
A Gori abbiamo visitato il Museo di Stalin. È una tappa controversa ma interessante: racconta (principalmente in russo, le informazioni in inglese sono quasi inesistenti) la storia di un uomo nato in una famiglia georgiana umile, poi diventato uno dei leader più discussi e temuti del Novecento. Solo una piccola stanzetta al piano terra racconta i crimini da lui commessi.
Nel tardo pomeriggio siamo arrivati a Rabati, dove abbiamo visitato la parte gratuita del castello. Abbiamo cenato da Mimo: 1 spiedino di pollo, verdure grigliate, un acharuli khachapuri, una birra e una limonata, per circa 16 € in totale.

Giorno 6 — Vardzia e passaggio in Armenia
Sveglia presto e partenza per Vardzia, la città rupestre scavata nel XII secolo dal re Giorgi III e da sua figlia, la regina Tamara. Il posto è molto bello, specialmente se pensiamo che è un’intera città costruita nella roccia! Vi consigliamo di prendere almeno una audio-guida per capire meglio la funzione delle varie stanze, oltre alla storia, la visita dura circa un paio di ore.

Siccome quando abbiamo finito era ora di pranzo e faceva molto molto caldo, ci siamo fermati direttamente al ristorante di fronte alla biglietteria, semplice ma buono, con tavolini carinissimi accanto al fiume.
Nel pomeriggio abbiamo ufficialmente superato il confine e siamo entrati in Armenia. Ci siamo fermati per la notte a Gyumri, e nonostante l’avessimo inserita solo come tappa per spezzare il viaggio ci è in realtà piaciuta moltissimo!

Giorno 7 — Da Gyumri a Garni
Il viaggio in Armenia è iniziato esplorando la zona di Garni, a est della capitale Yerevan.
Qui ci siamo fermati al tempio di Garni e il monastero di Geghard, scavato nella roccia e dichiarato Patrimonio UNESCO. Avremmo voluto esplorare anche la gola con le colonne di basalto, ma il caldo era eccessivo e abbiamo preferito raggiungere direttamente la guesthouse.

Prima, però, ci siamo fermati in questo ristorantino sulla strada che non possiamo che consigliarvi: ci sono le signore che fanno il lavash, pane tipico armeno, al momento e abbiamo mangiato benissimo, godendo di una vista stupenda sulla gola.


Infine, considerando il caldo di quei giorni, abbiamo fatto una scelta azzeccatissima alloggiando al NorDar: un alloggio con piscina immerso nelle montagne armene, con un proprietario gentilissimo. L’abbiamo amato moltissimo e, anche questo, non possiamo che consigliarvelo.


Giorno 8 — Yerevan
La capitale armena è più antica di Roma, ma di quell’epoca resta ben poco: la città che vediamo oggi è stata in gran parte ricostruita in epoca sovietica. Di conseguenza, la sua architettura è fatta di grandi piazze, statue monumentali e palazzi costruiti con il tufo rosa, che le dà un aspetto unico.
Purtroppo, Yerevan non ci ha conquistati, ma vale comunque la pena fermarsi un giorno, anche solo per salire alla Cascade, la grande scalinata che domina la città: di giorno si vede il Monte Ararat, purtroppo quel giorno il cielo non era limpido.
Per cena avremmo voluto provare il Lavash Restaurant, principalmente per le molte opzioni vegetariane, ma è un ristorante molto famoso e quindi va prenotato con anticipo. Abbiamo comunque fatto un’ottima cena a Yerevan Tavern.
Giorno 9 — Memoriale del genocidio e Khor Virap
La mattina seguente l’abbiamo dedicata al Memoriale del Genocidio Armeno, una tappa che davvero non si può saltaere. L’ingresso è gratuito e la visita dura circa un’ora e mezza: è intensa, ma necessaria per comprendere la storia del Paese. Si ripercorrono le sofferenze del popolo armeno fino al genocidio per mano dell’Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale, considerato il primo genocidio moderno riconosciuto come tale.

Nel pomeriggio ci siamo spostati al monastero di Khor Virap, uno dei luoghi più iconici dell’Armenia. Da qui si gode una vista spettacolare sul Monte Ararat (il luogo in cui nella Bibbia l’Arca di Noè si arenò dopo il diluvio universale). Questo monte oggi si trova in Turchia, ma è sempre stato il simbolo dell’Armenia, che ricordiamo essere la prima nazione ad aver adottato il cristianesimo come religione di stato.


La giornata si è conclusa ad Areni, zona famosa per la produzione vinicola. Abbiamo dormito all’Areni Wine Cellar, dove con appena 2,25 € a testa abbiamo fatto una degustazione di 4 vini, un liquore e un brandy, accompagnati da stuzzichini.
Giorno 10 — Noravank e Lago Sevan
La mattina siamo partiti dalla piccola chiesa di Areni e poi abbiamo raggiunto il monastero di Noravank, incastonato tra canyon rossi davvero spettacolari. La strada per arrivarci è parte dell’esperienza, quindi tenete pronta la macchina fotografica.

Poi ci siamo messi in viaggio verso il lago Sevan, uno dei più grandi laghi alpini al mondo, a circa 1.900 metri di altitudine. Dopo giorni di paesaggi aridi, arrivare sulle sue sponde è stato rigenerante.
Ci siamo rilassati in spiaggia e, al tramonto, siamo saliti al monastero di Sevanavank. In passato sorgeva su un’isola, oggi collegata alla terraferma per l’abbassamento del livello del lago. Qui venivano mandati i monaci penitenti, che dovevano meditare sui propri errori: la posizione isolata lo rendeva un luogo ideale di riflessione.

Giorno 11 — Da Sevan a Dilijan e Alaverdi
La giornata è iniziata con una passeggiata sulla spiaggia pubblica di Sevan, semplice ma piacevole. Poi ci siamo diretti verso Dilijan, fermandoci al monastero di Haghartsin. Per quanto sia carino, ce ne sono di più suggestivi.
Nel pomeriggio abbiamo proseguito fino al monastero di Haghpat, molto bello e ben conservato, uno dei più interessanti della zona.
Questa zona è infatti costellata di monasteri perché era un crocevia strategico: confine, via di passaggio e rifugio spirituale. Ogni complesso aveva una funzione diversa: alcuni erano centri culturali, altri università, altri rifugi per monaci in cerca di silenzio.

Giorno 12 — Rientro in Georgia e arrivo a Tbilisi
Dopo una notte ad Alaverdi, ci siamo rimessi in viaggio verso la Georgia. La strada è tranquilla e scorre tra montagne e piccoli villaggi, quindi vale la pena prendersela con calma.
Prima di attraversare il confine abbiamo fatto una sosta alla fortezza di Akhtala, che merita davvero una deviazione. Si visita in poco tempo, ma la posizione panoramica in mezzo al verde e gli affreschi all’interno della chiesa la rendono una tappa speciale.


Dopo aver attraversato la frontiera siamo arrivati a Tbilisi, dove ci siamo concessi una cooking class (quanto abbiamo amato il cibo georgiano!) e abbiamo preso la funivia per vedere la città dall’alto, illuminata, prima di scendere a piedi con una passeggiata nell’Old Town.

Giorno 13 — Tbilisi
La giornata è iniziata con un tour a tema sovietico. È stato un modo interessante per capire meglio la storia recente della Georgia e leggere la città con occhi diversi. Se vi incuriosisce il periodo dell’URSS, vale davvero la pena farlo all’inizio del soggiorno: dopo, tanti dettagli di Tbilisi acquistano più senso.
Finito il tour, ci siamo spostati nell’Old Town e abbiamo camminato senza fretta. La Clock Tower è una tappa veloce ma carina, perfetta per una foto. Poco distante c’è la cattedrale di Sioni, che custodisce la Croce di Santa Nino: anche se non siete particolarmente religiosi, entrate. L’atmosfera è raccolta e si percepisce quanto sia un luogo importante per i georgiani. Dopo una pausa in hotel, la sera ci siamo goduti una cena in terrazza e un giro in barca sul fiume, una cosa decisamente turistica ma comunque piacevole.

Giorno 14 — Ultimo giorno a Tbilisi
L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato ai luoghi simbolo come la chiesa di Metekhi, costruita su uno sperone roccioso sopra il fiume: andateci anche solo per il panorama. Poco distante c’è il palazzo di Darejan Palace, un posto poco famoso con un bellissimo porticato elegante che si affaccia sulla città.

Poi ci siamo spostati alla Cattedrale della Santissima Trinità di Tbilisi, enorme e molto diversa dalle chiese più antiche. Non fermatevi solo alla navata principale: scendendo le scale sotto la cattedrale si trovano chiese sotterranee meno affollate, la visita è davvero suggestiva.
La visita più particolare però è stata al Museo della tipografia clandestina di Stalin, che è rimasto praticamente com’era negli anni ’30. Si entra passando da un cortile anonimo e si scende in un vecchio pozzo che portava alla tipografia clandestina. La nostra guida, un signore piuttosto anziano che sosteneva di aver fatto parte del KGB, era apertamente nostalgica del periodo sovietico. È una tappa insolita che però merita davvero per la valenza storica.

Per pranzo ci siamo spostati a Fabrika, un ex edificio industriale trasformato in spazio creativo con bar e ristoranti, perfetto per staccare la spina.
Abbiamo visitato anche il Museo Nazionale della Georgia, ma è stato una grande delusione per il prezzo.
Prima di andare in aeroporto ci siamo concessi un’ultima passeggiata nell’Old Town, senza meta precisa. Ed è forse il modo migliore per salutare Tbilisi: camminare, guardarsi intorno e lasciarsi sorprendere ancora una volta dai suoi balconi in legno, dalle chiese nascoste e dai cortili che non si vedono dalla strada.

