Siamo stati in un love hotel giapponese, ma aspettate, non è come pensate voi, ci siamo capitati per caso, giuro! In questo post vi raccontiamo le nostre disavventure in Giappone con i love hotel e ciò che rappresentano nella cultura giapponese.

Di tutti i ricordi che abbiamo, di tutte le disavventure vissute in viaggio, questa è sicuramente la mia preferita.

“Prenota tu gli alberghi amore, mi fido”. Mai fidarsi degli uomini mi dicevano, e forse avevano ragione.

Aprile 2016, Dalian, Cina.

Dani si sarebbe laureato a breve e sarebbe partito per il Giappone, dove si era iscritto ad un corso intensivo di lingua giapponese. A maggio l’università cinese in cui stavo studiando chiudeva per la festa dei lavoratori, quindi prendendo un’ulteriore settimana di vacanza sarei potuta andare a trovarlo, visitando assieme quel paese che lui amava così tanto.

Finalmente ci vedevamo, finalmente facevamo un altro bel viaggio assieme dopo l’Islanda e la piccola parentesi cinese. Fino all’ultimo non eravamo sicuri che saremmo riusciti a farlo, ma quando ho prenotato i biglietti del volo che dalla Cina mi avrebbe portato a Tokyo da lui avevo il cuore che scoppiava di gioia.

Giappone-viaggio-love-hotel

Dani era già stato in Giappone per più di un mese, lo conosceva bene, quindi gli ho lasciato decidere l’intero itinerario di viaggio e prenotare gli alloggi, fiduciosa. Da lì a un mese avrei avuto l’esame dell’HSK 5, il penultimo livello della certificazione di lingua cinese per gli stranieri: avevo i nervi alle stelle e il tempo contato, non avevo di certo tempo da perdere cercando alloggi. Per di più, in quelle due settimane in Giappone non avrei neanche aperto libro.

30 aprile 2016, Tokyo.

Dopo tre mesi lontani, finalmente torno ad abbracciarlo, piangendo, davanti alla porta degli arrivi dell’aeroporto di Narita, a Tokyo.

La nostra avventura sta per iniziare e io non sto nella pelle.

dormire love hotel giappone Tokyo

4 maggio, Himeji.

La tappa di oggi del nostro viaggio è Himeji. Arriviamo in treno, lasciamo gli zaini in stazione e corriamo a visitarne il castello, che era appena stato rinnovato. Visitiamo è un parolone: facciamo ore di coda per entrare, sotto un solo cocente, per scoprire che l’interno del castello è ormai completamente vuoto. Facciamo velocemente il giro del giardino esterno prima che l’intero sito chiuda, ma è sicuramente la tappa più deludente di tutto il viaggio.

Torniamo alla stazione dei treni, recuperiamo i nostri zaini pesanti e cerchiamo il treno che ci avrebbe portato nel paese vicino, dove si trovava il nostro albergo per quella notte.
Il Giappone non è proprio il paese più economico del mondo, ma il Japan Railway Pass dà accesso a tutti i treni a prezzo fisso, perciò per risparmiare Dani ha prenotato alloggi al di fuori dei centri turistici.

Arriviamo di sera con l’idea di prendere un autobus, ma usciamo dalla stazione e troviamo tutto buio: nessuna luce accesa nelle case, nessun lampione, poche persone che scendono e si incamminano a piedi. Una di esse sale sull’unica macchina parcheggiata appena fuori dalla stazione, e noi rimaniamo lì, soli, in piedi, con gli zaini pesanti, non sapendo cosa fare.

Decidiamo di incamminarci verso le poche case che si scorgono in lontananza, ancora fiduciosi di trovare qualche autobus. Nessuna pensilina, nessuno per le strade, pochissimi negozi aperti. Entriamo in una farmacia a chiedere informazioni (meno male che Dani parla giapponese, altrimenti probabilmente saremmo ancora lì!). Io osservo, non capisco nulla, vedo facce disperate, soprattutto quella della farmacista. Non promette bene. Ad un certo punto Dani si gira e mi dice: ci porta lei. Saliamo quindi in macchina con la farmacista, che in dieci minuti ci porta a questo fantomatico albergo.

Apriamo la portiera ed ecco che vediamo l’insegna, grande, rossa: Love hotel. “Ah, ecco perché c’era scritto ‘Adult only’”.

Ovviamente, da quel giorno tutte le prenotazioni passano da me per essere approvate.

La cultura dei love hotel in Giappone

Cosa sono i love hotel?

I love hotel, ovvero alberghi ad ore, in Giappone sono un elemento culturale. Nonostante ciò che si potrebbe pensare, i love hotel sono strutture molto moderne ed estremamente pulite. Ce ne sono moltissimi e di ogni tipo in Giappone, soprattutto nelle grandi città, spesso a tema: cartoni animati, città, finti acquari e moltissime vere e proprie opere artistiche di interior design. Basta una breve ricerca su Google per trovarne di tutti i tipi.

Nel quartiere di Shibuya, a Tokyo, c’è una via chiamata love hotel hill, dedicata interamente ad alberghi di questo tipo.

Perché ci sono così tanti love hotel in Giappone?

Il primo motivo, più scontato, è che le giovani coppie si recano in questi alberghi per trovare quella privacy di cui non godono a casa dei propri genitori.

A differenza dei nostri alberghi ad ore, i love hotel giapponesi non solo solamente destinati a prostitute, amanti o amori segreti, ma sono frequentati anche da normalissime coppie.

Il secondo motivo è invece molto più complesso.
La società giapponese è fatta di contraddizioni intrinseche, e questa è una di quelle. Se da una parte i giapponesi devono sempre mostrarsi integri ed educati, dall’altra parte tutto ciò che non viene mostrato in pubblico viene sfogato nella sfera privata.

In pubblico, infatti, è raro vedere coppie che si espongano ad effusioni: non solo i baci, persino tenersi per mano risulta inappropriato.

Oltre alla sfera pubblica, però, anche quella più privata è soggetta a limitazioni culturali. I giapponesi, infatti, sono molto restii a parlare di certe cose, anche con gli amici più stretti e con i propri partner.

Per questo motivo, nei love hotel viene prestata particolare attenzione al rispetto per la privacy. Al check in, ad esempio, non vengono richiesti documenti e in alcuni casi il processo di pagamento e check-in è riservato ad una semplice macchinetta, per rendere il tutto ancora più privato. In caso ci sia una receptionist, invece, sarà separata dai clienti in modo che non possa mai vederne le facce.

Se vi interessa l’argomento, vi consiglio un documentario ad episodi della CNN che trovate su Netflix: “Christiane Amanpour: Sex and Love Around the World”. La prima puntata è proprio dedicata a Tokyo!

L’esperta racconta che la società giapponese era molto più aperta e liberale in passato, finché, con l’apertura del paese all’occidente a metà del 1800, questo lato della loro cultura è stato represso perché ritenuto inappropriato e non gradito dagli occidentali.
Con gli anni, la società è arrivata all’estremo opposto: niente effusioni in pubblico, pochissime anche nella sfera privata, perfino l’affetto fisico che si riceve dai genitori è estremamente limitato.

Searching For Prey


La cultura e la società giapponesi sono molto difficili da comprendere, molto più di quanto si possa pensare. Da una parte la loro compostezza, la solitudine che risulta dalla importanza che danno al lavoro; dall’altra quel lato che ai nostri occhi non può che risultare perverso. D’altronde, in una società piena zeppa di regole, la trasgressione diventa inevitabile. Questa è la natura umana: quando reprimi qualcosa, esso trova comunque il modo di tornare in superficie.

Eppure non è sempre tutto come sembra, ed è qui che sta il difficile.

Conoscerete tutti i Maid Cafè, quei locali dove ragazze molto giovani vestite da inservienti trattano i clienti come padroni, servendoli con cibo e bevande a forma di animali kawaii (carini, per dirla alla giapponese). Per quanto ci si possa aspettare una visione erotica di tutto ciò, questi posti sono in realtà normalissimi cafè dove poter chiacchierare tranquillamente, adatti anche a famiglie e bambini.

Le camere dei love hotel giapponesi

A noi è capitata una camera spaziosissima e molto elegante, dotata perfino di vasca idromassaggio. La stanza era bellissima, il pensiero di chi ci fosse passato prima di noi un po’ meno.

Oltre al tema della stanza, che può cambiare, ci sono alcuni elementi che sono ricorrenti: un pannello per gestire le luci della stanza e il loro colore, la tv con programmi pornografici, la possibilità di noleggiare costumi da Maid o indumenti intimi sexy, la vasca idromassaggio e altre piccole attenzioni. In alcune camere si possono noleggiare videogiochi, o cimentarsi con il karaoke. Nei bagni, inoltre, è comune trovare a disposizione moltissimi prodotti per la cura del corpo e dei capelli.

In questi alberghi ci si può fermare per ore o per la notte intera, secondo diverse tariffe. In genere, però, sono strutture piuttosto economiche rispetto ai servizi che offrono.

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9 Comments

  1. Bellissimo questo post! Ma favoloso! Io non sapevo niente di questo aspetto mi hai aperto un mondo. Si vede che ti sei divertita a scriverlo, io mi sono fatta delle gran risate! Tantissimo love (hotel) a voiii ahah

    • Grazie amica 💙 purtroppo si parla tanto di Giappone ma con un po’ troppa superficialità, è un paese molto più complesso di quel che sembra. Sono contentissima che ti sia piaciuto! Tanto amore anche a te

  2. Io lo proverei volentierissimo un love hotel, mi incuriosiscono davvero tanto!

    • Ciao Paola, per me è un’esperienza da fare assolutamente! Con il senno di poi ne sceglierei magari uno carino a tema per rendere l’esperienza ancora più esaustiva 😂

  3. Abbiamo letto tutto d’un fiato questo post.
    Ci avete strappato sorrisi anche stavolta.
    Non osiamo immaginare la vostra faccia nel momento in cui avete pensato ai vostri “predecessori”.
    Siamo troppo curiosi di provare un love hotel perché ora ci avete incuriosito 🙈
    Un abbraccio amici! 😊

    • Beh è stata un’esperienza in tutti i sensi 😂😂 ti lascio immaginare quando abbiamo trovato un “massaggiatore” che sembrava tutt’altro ahahahaa
      Comunque scherzi a parte io lo consiglierei, costano poco, sono belli e si entra ancora di più nella cultura giapponese ☺
      Un abbraccio forte anche a voi 💙

  4. Ahahahah mi immagino la vostra faccia una volta arrivati davanti all’hotel! 😀 Per come sono fatta io, mi sarei sotterrata, soprattutto per essermi fatta accompagnare dalla farmacista… Ma dev’essere una bellissima esperienza in ogni caso! Sapevo che i giapponesi erano riservati ma non pensavo anche nel privato…

    • Infatti chissà cosa avrà pensato la farmacista 😂😂 la sfera privata giapponese è molto molto complicata

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